Abbazia

La torre campanaria dell’abbazia dal B&B Rose Antiche

 

Sant’Equizio – Breve cenno storico

Sant’Equizio nacque nel 480-490 nella provincia Valeria (Odierne L’Aquila-Rieti-Tivoli). Non si hanno grandi notizie della sua vita. L’unico che ne parla è S. Gregorio Magno nei suoi dialoghi (I,4 in PL, LXXVII, coll. 165-77).

Fu monaco e con S. Benedetto da Norcia può ritenersi il padre e il diffusore del monachesimo in Italia e in Occidente. S. Equizio non ricevette mai gli ordini sacri. S. Gregorio afferma che S. Equizio per la sua santità popolò l’intera provincia Valeria di monaci. 

Secondo antiche testimonianze i monaci di S. Equizio diedero due Pontefici alla Chiesa e numerosi vescovi e cardinali.
Il santo morì nel suo monastero di S. Lorenzo di Pizzoli. Dopo la sua morte il suo ordine venne assorbito da quello benedettino con cui aveva tanta affinità.

La festa si celebra il 12 agosto e le sue reliquie sono custodite nell’abbazia di San Lorenzo. E’ compatrono di L’Aquila e protettore dei terremoti.

Il monastero di Sant’Equizio e il borgo di San Lorenzo

L’alta valle dell’Aterno fu da sempre una zona fertile e favorevole all’insediamento umano, tanto che la popolazione dei Sabini si stabilì in essa, edificando il piccolo villaggio di Amiternum. Con la conquista romana Amiternum si trasformò ben presto in una importante città, a causa della sua posizione come snodo viario e dei suoi fiorenti allevamenti, in particolare di ovini. Il massimo sviluppo della città si ebbe in età imperiale, quando vennero edificati gli edifici più importanti. Col sacco di Roma nel 410 la città iniziò il suo degrado, che lentamente si protrasse nel secolo successivo.

In questo clima difficile alla fine del V secolo fece la sua comparsa in Amiternum Equizio.

Questa figura rappresenta una fulgida luce in un periodo assai buio per tutto il territorio Italiano. Equizio nacque probabilmente proprio in Amiternum. Sin da giovane fece del Vangelo il suo motivo di vita e questo lo portò ben presto a raccogliere molti seguaci, che come lui volevano condividere l’amore per Cristo. Probabilmente da questo accrescersi dei suoi discepoli dovette sorgere nel suo animo la necessità di regolare la vita comune e creare una struttura stabile.

Per questo motivo si stabilì poco fuori dall’antica Amiternum in rovina, nel territorio dell’attuale frazione di San Lorenzo e vi edificò il suo primo e più importante monastero. Volle affidare la propria comunità al Santo Martire Lorenzo, martirizzato nel 258 a Roma durante la persecuzione di Valeriano, come testimonia San Gregorio Magno nel suo “Libro dei Dialoghi”. La comunità equiziana viveva del lavoro dei campi e della pastorizia e con il passar del tempo si ampliò a dismisura, tanto che San Gregorio definì Equizio «fondatore e padre di molti monasteri, di uomini e anche di donne». A riprova dell’importanza e della grandezza del movimento monastico equiziano, San Gregorio riferisce anche l’esistenza di uno scriptorium, ovvero il luogo ove si copiavano i testi, che poi erano certamente conservati in una biblioteca.

È naturale supporre che, con Amiternum in rovina e con la nascita dell’Abbazia, le popolazioni dovettero ben presto spostarsi nei pressi del monastero, in quanto esso era produttore di ricchezza. Con questo spostamento nacque il nuovo centro abitato di San Lorenzo, inizialmente tutto sviluppato intorno all’Abbazia.

Alla morte di Equizio , avvenuta prima delle invasioni Longobarde del 571, l’oratorio di San Lorenzo, ovvero la Chiesa Abbaziale, dovette ospitare la tomba dell’Abate, che fu da subito venerato come Santo e dimostrò di essere anche un grande taumaturgo.
La data del 571 segna anche l’inizio di una nuova epoca di degrado per il territorio Amiternino. L’ordine monastico fondato da Equizio non si estinse affatto, ma venne pian piano assimilato dall’ordine Benedettino, probabilmente sia per la similarità dell’impostazione della vita, sia per il fatto che, a differenza di Benedetto, Equizio non aveva lasciato una regola scritta.

A conferma di questa assimilazione nel X secolo l’Abbazia di Sant’Equizio diventa possedimento dell’abbazia di Farfa, che si trovava allora al massimo del suo splendore e provvide a bonificare e amministrare i territori amiternini.
Non si conosce bene il momento in cui l’Abbazia di Sant’Equizio passò al clero secolare, ma è certo che la Chiesa Abbaziale venne considerata sempre la Chiesa Madre di tutto il territorio di Pizzoli, tanto che, quando il Castello di Pizzoli (contrada) fu chiamato alla fondazione della città di L’Aquila e dovette costruire la sua chiesa all’interno della cinta muraria, volle dedicarla a San Lorenzo, come la Chiesa Madre del castello stesso.

Le sue reliquie rimasero sepolte per quasi mille anni, forse per proteggerle da tutti gli invasori che si erano succeduti nei secoli. Nel 1461 però, subito dopo il terremoto del 26 Novembre, le reliquie furono dissotterrate e l’anno successivo esse furono traslate a L’Aquila l’11 Agosto, per affidare a Sant’Equizio la Città, martoriata dal sisma. Le sacre reliquie furono quindi deposte nella cripta della Collegiata di San Lorenzo intra moenia, ove rimasero sino al 1703, quando un nuovo terremoto distrusse la Chiesa di San Lorenzo e costrinse gli aquilani a traslare nuovamente le reliquie e la stessa parrocchia dei pizzolani alla chiesa di Santa Margherita. Nel 2009 poi, subito dopo il terremoto le Sacre Reliquie del Santo Abate Equizio furono nuovamente traslate a Pizzoli. Oggi esse sono custodite con grande onore nell’apposita e bellissima arca lignea, altare principale della Chiesa Abbaziale dove Equizio visse, morì, fu sepolto e dove operò molti miracoli.

L’Abbazia di Sant’Equizo e conseguentemente la Parrocchia di San Lorenzo vantano dunque una storia antica di quindici secoli, ricca di tradizione, cultura e spiritualità. Senza alcun dubbio l’ Archicenobio Equiziano rappresenta un bellissimo esempio di come una comunità cristiana abbia potuto nascere e svilupparsi attorno alla figura e all’opera di Equizio «uomo santissimo», come lo definì il papa San Gregorio Magno.

Egli continua oggi come “Padre nella fede” a proteggere la sua gente e risplende come maestro di perfezione evangelica.