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La città

L’Aquila

(Aquila fino al 1863 e Aquila degli Abruzzi fino al 1939) è un comune italiano di circa 70.000 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e della regione Abruzzo.

L’Aquila sorge nell’omonima conca sulle sponde del fiume Aterno a un’altitudine di 721 m s.l.m. che la rende terza tra i capoluoghi di provincia italiani più alti d’Italia.

In epoca romana nella zona erano presenti due grossi nuclei urbani. La città di Amiternum, di origine sabina a nord, e la città di Forcona, di origine vestina a sud.

Dopo la caduta dell’impero romano, nella conca aquilana, si vennero a creare tanti piccoli centri urbani detti castelli.

Alla morte dell’Imperatore Federico II, gli abitanti dei castelli, stanchi delle continue dominazioni feudali, ottennero l’autorizzazione alla fondazione della città dell’Aquila come città libera.

Il territorio venne diviso in quattro Quarti corrispondenti a quattro grandi aree dove ciascun castello vi doveva edificare le case, la chiesa e sulla piazza antistante la fontana pubblica. Nascono così i vari quartieri e alcuni gioielli dell’architettura sacra romanica aquilana, quali le chiese di S. Maria Paganica, di S. Giusta, di S. Pietro di Coppito e di S. Silvestro.

Nel 1254 la città ottenne il diploma di fondazione da re Corrado IV.

Il numero di castelli che contribuirono alla fondazione della città non è stato accertato. La tradizione vuole che siano stati 99 ma sembrerebbe che il numero effettivo siano una settantina. A ricordo di questa tradizione la campana delle Torre Civica (la Reatinella) batte 99 rintocchi e a questa tradizione contribuisce il primo grande monumento della città: la fontana delle 99 cannelle.

Un altro mito è quello che legherebbe L’Aquila all’Ordine dei Cavalieri templari. In effetti le architetture religiose della zona aquilana dei secoli XII e XIII presentano spesso numerose iconografie e simbologie riferibili a Crociati o all’Ordine dei Templari: le tracce di questo passato sono state oggetto di ricerche e speculazioni scientifiche (per esempio quelle sulla simbologia della basilica di Collemaggio), anche alla luce del forte legame che Pietro del Morrone, poi papa Celestino V, ebbe con i Templari stessi.

Nel medioevo subì le vicende dell’epoca, con guerre, occupazione decadenze e risorgimento fino a diventare, nel quattrocento, la seconda città più importante del regno dopo Napoli.

Nel 1527 la cittadinanza aquilana si ribellò al nuovo dominatore spagnolo provocandone l’immediata rappresaglia. Il viceré Filiberto di Chalons la devastò e la separò dal suo contado. Inflisse una multa pesantissima, che superava ogni possibilità degli aquilani e con questo denaro contribuì alla costruzione del Forte spagnolo, sul cui portale campeggia la scritta Ad reprimendam aquilanorum audaciam, ovvero “per la repressione dell’audacia degli aquilani. In seguito, la città tentò faticosamente di rialzarsi, ma la sua ripresa venne nuovamente rallentata dai terremoti del 1646 e del 1672.

Con l’unità d’Italia (1861), fu assegnato alla città il ruolo di capoluogo della regione geografica degli Abruzzi e Molise e in quell’occasione il nome della città fu modificato in Aquila degli Abruzzi.

Nel 1927, nell’ambito del riordino provinciale disposto dal regime fascista, vennero istituite le province di Pescara e di Rieti con la cessione dei comuni di Bussi sul Tirino e Popoli alla prima e l’intero Circondario di Cittaducale, per un totale di circa 70.000 abitanti, alla seconda.

Nel 1939 la città, in seguito all’accorpamento di otto piccoli comuni limitrofi prende il definitivo nome di L’Aquila.

Nel 1970 nasce ufficialmente la Regione Abruzzo. La scelta di situare molti assessorati a Pescara provoca numerose reazioni e polemiche in città. Ne seguiranno anche veri e propri disordini e scontri di piazza, i cosiddetti Moti dell’Aquila. L’accordo finale riconoscerà alla città il ruolo di capoluogo dell’Abruzzo, condividendolo con Pescara che ospiterà molti uffici ed assesorati regionali.

Celestino V e il giubileo aquilano

Nel 1288 l’eremita Pietro da Morrone, decise di
edificare all’Aquila la basilica di Santa Maria di
 Collemaggio, autorevole esempio di arte romanica e
 monumento simbolo della città. Proprio nella basilica da
lui fortemente voluta, l’eremita venne incoronato papa con il nome di Celestino V il 29 agosto 1294.
 In quell’occasione Papa Celestino V emanò una
 Bolla con la quale concedeva un’indulgenza plenaria e
universale a tutta l’umanità. Bolla ancora oggi valida,
 che anticipò di sei anni l’introduzione dell’anno santo, avvenuta per volere di papa Bonifacio VIII nel 1300 e può essere quindi considerato il primo giubileo della storia.

La Bolla poneva come condizioni per l’ottenimento del perdono: l’ingresso nella basilica nell’arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno e l’essere “veramente pentiti e confessati”. La porta di Celestino V, situata sul lato settentrionale della basilica è dunque a tutti gli effetti una Porta santa.

Il 28 di agosto di ogni anno (nel 2020 si è arrivati alla 726^ edizione), viene celebrata questa ricorrenza “La Perdonanza Celestiniana” con una manifestazione storica-religiosa in costume di grande effetto, molto sentita dagli aquilani e che richiama turisti anche dall’estero.

La ricorrenza, dal 2011, è “Patrimonio d’Italia per la tradizione” ed è stata iscritta nel 2019 nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità” dell’UNESCO

IL terremoto dell 2009

La storia della città purtroppo si fonda su eventi sismici che ne hanno determinato la periodica decadenza e la successiva ripresa.

La città di L’Aquila sorge su un territorio ad alta sismicità, e fin dalla sua fondazione è stata funestata da numerosi e distruttivi eventi tellurici. Il primo terremoto di cui si abbia notizia risale al 13 dicembre 1315, quello devastante del 1703 e l’ultimo nel 2009.

l 6 aprile 2009, alle ore 3:32, dopo diversi mesi di lievi scosse localizzate e percepite in tutta la zona dell’aquilano, L’Aquila venne colpita da un terremoto di magnitudo 6.3 Mw (5.9 Ml secondo la scala Richter) e tra l’8o e il 9o grado della Scala Mercalli, con epicentro situato nel territorio della frazione di Roio. Il bilancio finale fu di 309 vittime e oltre 1.500 feriti, mentre la quasi totale evacuazione della città portò a 65.000 il numero degli sfollati.

Oggi (2020) la città è ancora in fase di ricostruzione anche se molti edifici civili e religiosi sono stati ricostruiti in modo splendido: in particolare la Basilica di Collemaggio.

Monumenti e luoghi d’interesse

  • Basilica di Santa Maria di Collemaggio
  • Basilica di San Bernardino
  • Cattedrale di San Massimo (Duomo dell’Aquila)
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa di Santa Giusta
  • Chiesa di Santa Maria del Suffragio (o delle Anime Sante)
  • Chiesa di Santa Maria Paganica
  • Chiesa di San Pietro a Coppito
  • Piazza duomo
  • Fontana 99 cannelle
  • Fontana luminosa
  • Castello spagnolo
  • Emiclico

La cucina aquilana

La tradizione gastronomica aquilana è molto legata alla cucina di montagna e alla tradizione culinaria abruzzese.

I primi piatti si distinguono per l’uso di formati di pasta tipici dell’Abruzzo come i “maccheroni alla chitarra” (pasta all’uovo la cui sfoglia viene tagliata con un tipico attrezzo culinario in legno e fili d’acciaio che ricorda la chitarra) conditi solitamente tramite il sugo di castrato, i ravioli, le “fregnacce” (pasta sfoglia tagliata male), accompagnati da sughi della tradizione in genere a base di salsa di pomodoro e carne di agnello o con brodi vegetali o di pollo. Tipico primo piatto dell’area dell’aquilano sono gli “anellini alla pecoraia”, una pasta a forma di anello servita con una salsa di pomodoro e vegetali vari a cui si aggiunge la ricotta di pecora. Eredità della cucina povera sono i piatti a base di legumi come le “sagne”servite con ceci o fagioli oppure le lenticchie e le patate.

Le carni usate per cucinare sughi e secondi sono legate alla tradizione pastorale dell’Abruzzo: quindi sono molto usate le carni ovine. Ricetta tipica aquilana è quella della “pecora alla cottora” (spezzatino di carne di pecora cotto in pentola di rame con erbe e odori selvatici). Non mancano, ovviamente, gli “arrosticini” (spiedini di carne di pecora o agnello cotti alla brace), peraltro diffusi anche nel resto della regione. Per quanto riguarda l’agnello ricordiamo il cosciotto preparato in padella con vino bianco e poi condito con uova sbattute, pecorino e pepe.

Una citazione di merito va lasciata al salame aquilano, con la tipica forma irregolare e piatta la cui stagionatura deve essere minimo di un mese, alle salsicce lasciate per un breve periodo ad essiccare e poi mantenute sott’olio, ma non bisogna assolutamente trascurare anche il sapore particolare delle salsicce di fegato.

La zona di Navelli, ai margini della conca aquilana, è inoltre famosa sin dal Medioevo per la produzione di una eccellente qualità di zafferano, importato dagli spagnoli nel XVI secolo, che ha ottenuto recentemente la certificazione DOP.

Rinomata anche per la produzione dolciaria di torroni (tipico il torrone di cioccolato tenero o quello di cioccolato bianco farcito con le mandorle) e delle tipiche “ferratelle” (dolci fatti con stampi in metallo dal tipico disegno a rombi in rilievo).

Tipici del circondario aquilano, legati all’antica tradizione pastorale, sono i prodotti caseari e il famoso pecorino di Pizzoli.

Tipico pasto della festa nella tradizione aquilana era la “panarda”, un pasto che superava le trenta portate e il cui nome deriva dal cesto di vimini intrecciate con il quale le donne usavano portare le pietanze in tavola. Oggi il rito della “panarda” è caduto in disuso.

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