L’Abbazia

SANT’EQUIZIO E L’ABBAZIA DI SAN LORENZO

Col sacco di Roma nel 410 e la successiva caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), la città di Amiternum iniziò il suo degrado che si protrasse nel secolo successivo.

Alla fine del V secolo, in questo clima difficile, fece la sua comparsa Equizio (480-570), un giovane che fece del Vangelo il suo motivo di vita e questo lo portò ben presto a raccogliere molti seguaci che, come lui, volevano condividere l’amore per Cristo.

Con l’accrescersi dei discepoli nacque la necessità di regolare la vita comune e creare una struttura stabile. Per questo motivo si stabilì poco fuori Amiternum, ormai in rovina, nel territorio dell’attuale frazione di San Lorenzo di Pizzoli e vi edificò il suo primo e più importante monastero.

Volle affidare la comunità a San Lorenzo, diacono di Roma e marterizzato nel 258 durante le persecuzioni dell’imperatore romano Valeriano.

La comunità equiziana viveva del lavoro dei campi e della pastorizia e con il passar del tempo si ampliò a dismisura.

San Gregorio riferisce anche l’esistenza di uno “scriptorium”, ovvero il luogo ove si copiavano i testi, che poi erano certamente conservati in una biblioteca.

È naturale supporre che, con l’antica Amiternum ormai in rovina e con la nascita dell’Abbazia, le popolazioni dovettero ben presto spostarsi nei pressi del monastero, in quanto esso era produttore di ricchezza e protezione. Con questo spostamento nacque il nuovo centro abitato di Marruci e Pizzoli, inizialmente tutto sviluppato intorno all’Abbazia.

A riprova dell’importanza e della grandezza del movimento monastico equiziano, S. Gregorio afferma che S. Equizio per la sua santità popolò l’intera provincia Valeria di “molti monasteri di uomini e anche di donne”.

Secondo antiche testimonianze l’ordine monastico equiziano diede alla Chiesa due Pontefici e numerosi Vescovi e Cardinali.

Equizio non ricevette mai gli ordini sacri e morì nel 570 nel suo monastero di San Lorenzo dove vennero custodite anche le sue spoglie.

Fu da subito venerato come Santo e dimostrò di essere anche un grande taumaturgo.

Con S. Benedetto da Norcia può ritenersi il padre e il diffusore del monachesimo in Italia e in Occidente. Dopo la sua morte infatti il suo ordine non si estinse affatto ma venne assorbito da quello benedettino con cui aveva tanta affinità e per l’impostazione della vita.

Nel X secolo l’Abbazia di San Lorenzo diventa possedimento dell’abbazia di Farfa, che si trovava allora al massimo del suo splendore e provvide a bonificare i territori amiternini.

La Chiesa Abbaziale di San Lorenzo venne considerata sempre la Chiesa Madre di tutto il territorio di Pizzoli, tanto che, quando il Castello di Pizzoli dovette costruire la sua chiesa all’interno della cinta muraria della città di L’Aquila volle dedicarla a San Lorenzo, come la Chiesa Madre del castello stesso.

Le sue reliquie rimasero sepolte per quasi mille anni, forse per proteggerle dall’invasioni Longobarde e tutti gli invasori che si erano succeduti nei secoli.

Per affidare a Sant’Equizio la città martoriata dal sisma del 26 novembre 1461, le sue reliquie furono dissotterrate e, 11 agosto del 1462, deposte nella cripta della Collegiata di San Lorenzo intra moenia a L’Aquila, dove rimasero sino al 1703, quando un nuovo terremoto distrusse la chiesa e la città costringendo gli aquilani a traslarle nuovamente nella chiesa di Santa Margherita, affidata alla Compagnia di Gesù.

Dopo il terremoto del 04 aprile 2009, le Sacre Reliquie del Santo Abate Equizio furono nuovamente traslate a Pizzoli.

Oggi esse sono custodite con grande onore nell’apposita arca lignea, nell’altare principale della Chiesa Abbaziale dell’archicenobio dove Equizio visse, morì, fu sepolto e dove operò molti miracoli.

L’Abbazia di Sant’Equizo e conseguentemente la Parrocchia di San Lorenzo vantano dunque una storia antica di quindici secoli, ricca di tradizione, cultura e spiritualità.

Senza alcun dubbio l’Abate Equizio rappresenta un bellissimo esempio di cristianità, «uomo santissimo», come lo definì il papa San Gregorio Magno.

Egli continua oggi come “padre nella fede” a proteggere la sua gente e risplende come maestro di perfezione evangelica.

La festa liturgica di sant’Equizio si celebra l’11 agosto ed è coopadrono della città di L’Aquila con San Massimo.

(Collage da diverse fonti)